Milano
Nel 1800, gli ebrei di Milano privi di un’organizzazione comunitaria ufficiale, dipendevano, secondo quanto stabilito dal codice civile austriaco, dalla comunità-madre, Mantova. Quest’ultima, oltre alle questioni religiose e di culto, si occupava anche delle registrazioni anagrafiche, compilate sin dalla fine degli anni ’20 dal rabbino Guglielmo Treves prima e Prospero Moisè Ariani poi. Nel 1842 con la fuga di ebrei mantovani dalle manifestazioni antisemite cresce la popolazione ebraica a Milano dando avvio, nel 1855, alla prima struttura ufficiale
Nella Milano degli Sforza e dei Visconti agli ebrei era vietato risiedere, se non temporaneamente per questioni di affari. La comunità è relativamente di recenti origini e i primi arrivi risalgono agli inizi dell’Ottocento con le libertà concesse da Napoleone.
Ancora molto esigua, allora dipendente da quella di Mantova, la comunità contava nel 1820 appena una trentina di persone ma rapidamente si ingrandì soprattutto per l’arrivo di ebrei provenienti proprio da Mantova e altri centri minori. Nel 1849 la popolazione ebraica aveva già raggiunto le 200 unità, sicché nel 1866 fu istituito un locale “Consorzio israelitico”, embrione dell’attuale istituzione. Nel 1870 si contavano 700 appartenenti, e appena vent’anni dopo la presenza ebraica si era moltiplicata (2000 persone su una popolazione cittadina di 400.000 abitanti). Lo sviluppo economico e industriale e il clima cosmopolita di tolleranza ne favorirono la crescita.
La comunità si raccolse dapprima attorno ad un piccolo oratorio in via Stampa 4, contiguo all’appartamento del rabbino Prospero Moisè Ariani. Nel 1892 fu inaugurato il Tempio di via Guastalla, che con gli annessi uffici divenne il centro della vita liturgica della comunità. Si aprirono anche le scuole in un edificio in via Disciplini 11, dapprima un asilo al quale nel 1920 si aggiunsero le classi elementari. Nel 1928 le scuole furono trasferite in una nuova sede in via Eupili. All’epoca la comunità contava 4500 iscritti, che negli anni Trenta divennero 8000 in seguito all’arrivo di numerosi ebrei tedeschi che fuggivano dalle persecuzioni naziste. Nel 1938 Milano accolse una nuova ondata di immigrati ebrei, questa volta dalle comunità minori italiane, che cercarono rifugio nelle sue forti istituzioni di fronte alla crisi prodotta dall’approvazione delle leggi razziali. Si raggiunsero le 12.000 unità. In città, in un ufficio in via Vittorio Veneto 12, operava la Delasem, l’ente creato nel 1938 dall’ucci per aiutare i profughi ebrei che fuggivano dai paesi sotto il controllo del Terzo Reich. Circa 5.000 ebrei espatriarono da Milano tra il 1939 e il 1941 per raggiungere la Palestina o le Americhe. L’attività della DELASEM proseguì fino al 1943, quando la sede fu distrutta da un bombardamento, e clandestinamente per tutto il periodo dell’occupazione nazista e della Repubblica Sociale Italiana, anche con il sostegno della Curia milanese e delle forze laiche antifasciste. Si trattava allora di dare assistenza e rifugio agli ebrei rimasti in città e ai numerosi di passaggio verso l’espatrio clandestino in Svizzera.